Nel panorama alimentare comune, le patate vengono spesso ingiustamente demonizzate o considerate un semplice "strappo alla regola" ad alto tenore glicemico. Molti pazienti giungono in studio convinti che vadano eliminate del tutto, specialmente se si desidera controllare il peso o ridurre lo stato infiammatorio dell'organismo.
La patata non è semplicemente una fonte di carboidrati: il suo impatto sulla risposta glicemica può variare in funzione della varietà, della cottura, della temperatura di consumo e della composizione complessiva del pasto.
Per comprendere l'impatto nutrizionale della patata occorre analizzare la struttura molecolare dei suoi carboidrati:
Dall'amido digeribile all'amido resistente (RS3): durante la cottura l'amido gelatinizza e diventa più facilmente digeribile. Quando la patata cotta viene successivamente raffreddata, una parte dell'amido può andare incontro a retrogradazione e trasformarsi in amido resistente di tipo 3 (RS3), che viene digerito meno nell'intestino tenue.
L'Impatto sul Microbiota: una parte dell'amido resistente raggiunge il colon, dove può essere fermentata dal microbiota intestinale con produzione di acidi grassi a corta catena (SCFA), tra cui il butirrato. Per questo motivo l'amido resistente viene considerato una forma di fibra funzionale e può contribuire alla modulazione dell'ambiente intestinale.
Possibile riduzione della risposta glicemica: il raffreddamento della patata può aumentare la quota di amido resistente e, in alcune condizioni, contribuire a una risposta glicemica post-prandiale più contenuta rispetto alla stessa patata consumata appena cotta. L'effetto dipende però dalla preparazione, dalla quantità e dalla composizione del pasto.
Una preparazione estiva e rinfrescante, pensata per massimizzare la quota di amido resistente e sostenere la digestione.
Ingredienti:
200g di patate novelle (da cuocere con la buccia ben lavata)
1 cucchiaio di capperi dissalati
Un bel mazzetto di prezzemolo fresco triturato
1 cucchiaio di Olio EVO spremuto a freddo
1 cucchiaino di senape in grani o aceto di mele
Un pizzico di sale marino integrale
Preparazione:
Lessa le patate intere con la buccia in acqua bollente salata finché non risultano tenere alla forchetta.
Scolale, lasciale intiepidire e poi riponile in frigorifero per almeno 12-18 ore.
Il giorno successivo, taglia le patate fredde a tocchetti (mantenendo la buccia se biologica).
Condisci in una ciotola con l'Olio EVO, l'aceto di mele (o senape), i capperi e un'abbondante spolverata di prezzemolo fresco tritato a crudo.
Perché funziona: il raffreddamento della patata favorisce la formazione di una quota di amido resistente. L'aceto e il condimento completano il piatto dal punto di vista gastronomico, mentre la risposta glicemica dipenderà dall'intero pasto e dalle caratteristiche individuali.
La gestione metabolica della patata risiede nella sua consistenza e nella sua temperatura d'uso.
Il mio suggerimento pratico:
No alla schiacciatura ad alta temperatura: Preferisci, quando possibile, preparazioni che mantengano maggiormente la struttura dell'alimento: la consistenza e il grado di lavorazione possono influenzare la velocità con cui l'amido viene digerito. Le patate molto cotte e trasformate in purea possono determinare una risposta glicemica diversa rispetto a patate meno lavorate.
Conserva la buccia quando possibile: se le patate sono adatte al consumo con buccia, ben lavate e integre, questa può contribuire all'apporto di fibra e di alcuni micronutrienti.
Riscaldare senza vanificare: se preferisci mangiare le patate calde, puoi comunque raffreddarle dopo la cottura e successivamente riscaldarle. Il raffreddamento può aumentare la quota di amido resistente, anche se il successivo riscaldamento può modificarne in parte la quantità e la struttura.